Amiche di penna

Come vorrei non ci fossero segreti fra di noi, Anna. Voi mi avete dato la possibilità di interrompere la mia sconfinata solitudine, mi avete insegnato ad aprirmi e non sapete quanto questo lenisca le mie pene.

È con immenso piacere che vi presento ..

*rullo di tamburi*

.. il magnifico, stupendo, geniale, fantastico, e chi più ne ha, più ne metta, libro “Amiche di penna-il romanzo epistolare di Anna Karénina ed Emma Bovary”, scritto da Marosella Di Francia e Daniela Mastrocinque (napoletane, entrambe insegnanti di italiano e storia nelle scuole superiori).


È difficile non aver sentito parlare di questi due personaggi: Anna Karènina ed Emma Bovary, ma non è molto difficile trovare chi non ha letto questi due classici (tipo me). Il fatto che si racconti di loro, qualcuno l’ha trovato un’arma a doppio taglio, qualcun altro ha trovato il libro banale e noioso e penso che ció dipenda dal genere epistolare. Io stessa ho un brutto rapporto con libri basati su delle lettere; io che amo tanto scrivere e ricevere lettere; questa volta, invece, mi sono dovuta ricredere, su tantissimi aspetti.

Innanzitutto mi è stata trasmessa la voglia di cimentarmi con i classici e di iniziare magari proprio con questi; ho il desiderio, infatti, di scoprire di più della loro vita e dei loro caratteri, perché per quanto siano stati sviscerati così bene i loro sentimenti, le loro paure, vi sono dei particolari di vita comune che sono stati tagliati fuori.

L’amicizia tra le due nasce quando Emma Bovary, ripresasi dai suoi malanni, che io definirei depressione e sconforto, decide di rispondere ad una giovane donna dell’alta società di Pietroburgo che le aveva scritto mesi prima. Lettera dopo lettera si definiscono sempre meglio gli angoli delle loro personalità e si comprende bene come l’una, Emma, sia una persona tanto frivola, superficiale ed egoista. Cosa esiste nel suo mondo? Se stessa. Proprio per accontentare il suo ego, rifugge dal vincolo matrimoniale, dal marito che tanto l’amava, e si getta nelle braccia di amanti vari che non sono in grado neanche di renderle una briciola; fugge dall’essere madre, se avesse pensato anche minimamente alla figlia penso che le cose sarebbero andate diversamente; fugge dalle sue responsabilità per circondarsi di oggetti materiali che le provocheranno solo grossi debiti, fugge persino da se stessa. Si tratta di una persona sola? Forse sì, forse no. La solitudine a volte puó essere anche una scelta personale ed io ritengo che questo sia il caso.

Dall’altro lato poi abbiamo Anna Karénina, capace di ribellarsi ai luoghi comuni, ai pregiudizi e alle menti chiuse. Fu tanto coraggiosa da abbandonare la sua famiglia in nome dell’amore per il suo amante. Dico coraggiosa perchè seppe porsi alle spalle tutto e tutti pur di essere felice. Alla fine fu veramente felice? Secondo il mio parere la risposta è negativa. Avrá semplicemente visto l’alone della felicità quando era lontana lontana dalla realtà, dai suoi problemi, dalle sue responsabilità di moglie, madre, cognata e amica. Questo é il motivo per cui, una volta ritornata a Pietroburgo, dopo numerosi viaggi in Europa, sprofondó nella sua più totale solitudine.

Cercavano l’una nell’altra qualcosa che non sono riuscite a darsi, ovvero la spontanea sincerità. I discorsi tenuti erano sempre superficiali, non riuscivano a confidarsi del tutto per il semplice motivo che non volevano ammettere neanche a se stesse la cruda e nuda verità. Preferivano parlare di viaggi, di gioielli, della lettura comune di Abelardo ed Eloisa, ma poi quando si trattava di raccontare i propri pensieri reconditi, preferivano affidarli ad altri.
Questa è la cosa più triste per me; non potersi fidare appieno di un’amica, di pensare e soppesare le parole da dire e da confidare, e ció è accaduto perché quando Emma tentava di raccontare di sè, dall’altro lato aveva una persona troppo giudice, che minimizzava ogni singola cosa, troppo presa da sè, da ció che la circondava, feste e festicciole, visite e visitine e sfarzo su sfarzo (ad essere sincera, peró, le descrizioni di Anna della Parigi e dell’Italia di quel tempo mi hanno fatta sognare); oppure quando Anna raccontava di sè, dall’altra parte trovava una persona persa nelle nuvole (diciamo così va) presa dalle sue cose.

Mai donne così diverse, così distanti furono così vicine, tanto da condividere anche la stessa fine.
Emma ed Anna non sono gli unici due personaggi, ci sono persone conosciute dall’una e dall’altra e queste hanno, nella vicenda, persino peso maggiore dei corrispettivi mariti. Questo mi ha molto dispiaciuta. Spero di ritrovare nei classici, quindi, la loro caratterizzazione per assetare la mia curiosità.

A parte ció ritengo che gli eventi siano fedeli alle opere originali, ecco perchè tutto sembra così vero. Le autrici hanno saputo ricamare ed intrecciare insieme le due storie in un modo sublime. Vedi la citazione:

 

 

 

 

Tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo

 o i riferimenti alle altre opere e agli altri personaggi di Tolstoj.

E a riprova di quanto sia giusto ció che vi sto dicendo, riferisco le parole di alcune mie amiche di Instagram che sono state così gentili da sopportare le mie domande e da evidenziare le peculiaritá di Anna ed Emma.

Della prima si dice:

psiedoll: passionale e sfrontata, la definirei quasi una femminista

Della seconda, invece:

mrs.sandrabooks: penso sia la protagonista di un libro più odiosa di sempre

sarah.eich: si ritrova bloccata in un’esistenza mediocre e provinciale. Da che era forte e civettuola diventa debole, insicura, paranoica e schiava dell’amore altrui fino a diventare ossessiva.

Bene, siamo giunti al termine, ma adesso aspetto altre considerazioni: le vostre! Sia riguardo il libro “Amiche di penna”, sia riguardo i classici.

Un bacio,

Anto 🙂

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